ed eccomi qua in questo blog che riporta gioie e dolori a scrivere con la morte nel cuore.
Venerdì sera è morto è scomparso è mancato è passato a miglior vita, fate voi la forma che vi piace di più, Toni Mian, molti di voi si chiederanno "chi è?", lui era uno dei miei due supervisori dei miei due maestri, quello "vecio" l'altro è Giancarlo Calvagno.
Loro, dopo i miei molti anni di università, mi hanno dato fiducia anche quando non erano tenuti a farlo e mi hanno fatto sentire un "po' meno mona" di quello che mi ritenevo. Se in questi ultimi anni, facendo il dottorato, ho via via acquisito sempre più autostima e voglia di fare lo devo a loro e al loro modo di relazionarsi agli studenti, scendendo dalla cattedra e ascoltando quello che hanno da dire, anche se è una monata e si merita uno "scappellotto", e miseria se ne ho presi di scappellotti e miseria se ne ho dette di monate.
Ma con loro mi sono laureato, ho scritto il primo articolo, ho partecipato alla mia prima conferenza, grazie a loro e al loro aiuto sono andato a Monaco davanti ad una commissione europea agitato da star male, ma convinto di poter fare la mia bella figura, e adesso sono qua dall'altra parte del mondo a cercare di "far onore al laboratorio" come mi aveva detto prima di partire
e allora non mi sarà dato di partecipare fisicamente alle esequie, ma quel giorno io insieme ai canguri, Ottavio da San Diego, Paolo da Monaco, Andrea e gli altri suoi ex-studenti da Silicon Valley e molti altri che non conosco, ci fermeremo per rendere omaggio ad un vero maestro e a far coraggio all'altro.
Lo ammetto la tentazione di bardare a nero tutto il blog c'è stata, ma non lo farò, oggi come non mai ho bisogno di un'esplosione di colori, ho bisogno che tutto quello che è vita si riveli, ho bisogno che il sole sorrida e che il mondo si mostri ai miei occhi con tutto il suo splendore, ho bisogno di amare tutto quello che mi sta intorno perchè amare deriva dal sanscrito "a-more", ossia "ciò che non muore" e oggi ho bisogno di un sentimento più forte della morte.
Un abbraccio a tutti voi
a lui una sola parola... Grazie.
Stefano
Mio carissimo Stefano, non ci sono parole di fronte alla morte, non c’è consolazione di fronte alla sconcertante assenza che lascia nella nostra vita, nel nostro cuore.
Quel vuoto così pesante e denso che riempie l’anima, quelle immagini così nitide negli occhi.
E la morte è sempre ingiusta e non ha mai spiegazione perché io che ho visto morire molte persone, che ne ho viste alcune spegnersi tra le mie braccia, che ho visto mille lacrime di dolore sono la prima a non trovare ragione, a non dare una giustificazione.
Sai, nel mio lavoro la parte più dura non è quello che si fa, ma quello che non si riesce a fare, un senso di impotenza con il quale devi imparare giorno per giorno a fare i conti per sopravvivere.
Alla morte non resta che rispondere con la vita e tu fai bene a non bardare a lutto il tuo blog perché noi che restiamo dobbiamo vivere, amare, ricordare ed imparare.
Perché nel tuo dolore e in quello di tutti gli studenti di questo amato Professore, che come te hanno iniziato a camminare cercando la propria strada guidati dal suo esempio, spronati ad andare da soli dalla sua fiducia, c’è il senso del suo lavoro, del suo essere stato davvero un Maestro.
E che era un Maestro si vedeva.
Mi ricordo benissimo quando me lo hai presentato, quel misto di complice rispetto che avevi negli occhi quando gli hai detto, in un giorno come un altro, durante una delle mie incursioni in Dipartimento: “lei è mia sorella”.
Lui mi ha guardata, mi ha stretto la mano e ha detto: “ ah, tu sei la dottoressa!” e sembrava sapere davvero tutto della tua vita, sembrava davvero che lui tenesse alla tua vita.
E ci teneva davvero.
Mio carissimo Stefano, Mian ti ha indicato la strada, vi ha indicato la strada, percorrerla con la lealtà che vi ha insegnato sarà il vostro impegno, sarà la sua gioia.
Ti abbraccio fortissimo, tua Cristina.
Scritto da: Cristina | 23/10/06 a 22:49
Ciao Maestro, ciao scappellotti, ciao insegnamenti professionali e di vita, ciao grappe bevute insieme di pomeriggio.
Se tu Stefano sei stato il mona per eccellenza e hai preso gli scappellotti migliori (come dimenticarli!), tutti noi che abbiamo avuto l'onore di studiare, fare la tesi, il dottorato con il nostro Toni Mian, ci siamo sentiti affettuosamente mone e abbiamo imparato tanto a suon di scappellotti. Ricordo sempre come mi sentivo quando andavo a mostrargli i risultati del mio lavoro, di cui mi sentivo sicuro, eppure sapevo che lui avrebbe visto cose che io non avevo notato o capito. Succedeva regolarmente.
Restano gli insegnamenti, i momenti indimenticabili vissuti insieme, la severità affettuosa con cui seguiva i nostri lavori e l'amicizia sincera che ci dimostrava nei momenti di festa, le cene, i compleanni in laboratorio.
E soprattutto resta il legame che si è creato tra tutti noi del laboratorio immagini. Alcuni di noi hanno condiviso solo pochi mesi eppure tutti ci riconosciamo in un’identità comune e uniti da un sentimento di appartenenza. Lo dimostra come ci stiamo cercando in questo momento, dall'Italia, all'Australia, la California, la Germania. E anche questo legame è senz'altro opera sua. Ricordo quando gli avevo raccontato dell’esperienza a Milano, e lui mi aveva subito trovato dei numeri di telefono di suoi studenti, mi aveva detto di chiamarli, magari avevano posto in appartamento, o consigli da darmi. Volevo fare un’esperienza all’estero altri numeri di telefono, email…
Per uno scherzo del destino proprio la sera prima che il Prof mancasse avevo parlato con Antonia del mio lavoro. Mi ero lamentato della mancanza di maestri. E' il terzo lavoro che cambio in poco tempo e non ho mai trovato nessuno di cui dire "voglio essere come lui, devo imparare il più possibile standogli vicino", insomma un Maestro. E' una cosa importante per me e non era la prima volta che facevo il discorso, e come ogni volta avevo finito dicendo "... un Mian insomma!".
Un abbraccio a tutti voi,
Paolo, mona.
Scritto da: Paolo | 22/10/06 a 13:20